CORSI DI FORMAZIONE DOCENTI SCUOLA: Scienza dell’educazione

Lungo il corso del Novecento, dalla unitaria scienza dell’educazione di fine Ottocento la pedagogia diviene gradualmente scienza tra le scienze, empirica e prassica, scienza applicata, funzionale, pragmatica – soggetto e oggetto di una analisi “logica” del discorso pedagogico. Scienza complessa e non sistematica.
Le attuali posizioni interpretative circa la scientificità della pedagogia partono ancora, dunque, dall’idea che la pedagogia possa essere, e sia, scienza “come attitudine non come sistema”, come già scriveva De Bartolomeis ne La pedagogia come scienza del 1953 – che, si può dire, segna idealmente la nascita delle scienze dell’educazione, nel contesto italiano.
Nella seconda metà del Novecento, durante e dopo l’effettivo costituirsi delle scienze dell’educazione, la cui formalizzazione è attribuibile al Trattato delle scienze pedagogiche redatto da Debesse e Mialaret tra il 1969 e il 1978, la pedagogia si riconosce scienza in rapporto ad altre scienze.
Attraversa, quindi, una complessa “crisi di identità” durante la quale indaga sulle possibili modalità di relazione con le altre discipline e sulle caratteristiche attribuibili alla propria natura, che sembra essere peculiare e specifica.
La pedagogia, dunque, in questi anni si interroga, ripetutamente, sulla identità epistemologica disciplinare, dismorfica e ipercomplessa. La sua natura è, infatti, insieme, scientifica, empirica, prassica, e funzionale; nello stesso tempo, è critica, axiologica, metateorica, riflessiva.
Pertanto, si sente sempre più viva l’esigenza di ricercare un “senso” specifico da attribuire alla teoria pedagogica. Questo potrebbe darle e restituirle autonomia attraverso l’individuazione di un impianto teorico, di assunti statutari e di indirizzi costitutivi rispondenti all’esigenza normativa della materia. Esigenza che fa da contraltare alla – ugualmente compresente – tensione pragmatica e funzionale.
Aspetti “fondativi” ormai messi in gioco dalla progressiva autosufficienza della pedagogia rispetto alla filosofia, dal non volersi tradurre in una ideologia e dal non riconoscere del tutto, in sé, i caratteri di una scienza.
La vera e propria riflessione epistemologica della pedagogia ha una inaugurazione databile intorno alla fine degli anni Sessanta con la pubblicazione, nel 1967, del volume Analisi del discorso pedagogico della Metelli di Lallo e, nel 1968, del volume Filosofia analitica e problemi educativi di Granese.
Questa riflessione parte, rispettivamente, con una intenzione neopositivista e una direzione di filosofia analitica. L’intenzione neopositivista analizza i diversi apporti interagenti all’interno del congegno pedagogico e ne mette fuoco gli aspetti empirici, teorici e utopici. La direzione analitica muove dallo studio del linguaggio e promuove il trasferimento del controllo critico, in esso presente, nel linguaggio pedagogico. Affinché questo acquisti una sempre maggiore consapevolezza del proprio possibile rigore.
La pedagogia, da un punto di vista teorico, si configura come una pedagogia critica. Il senso di un ripristino dell’appoggio filosofico a una pedagogia come scienza consiste soprattutto nel darle una teorizzazione che si trova, costantemente, in fase progettuale. Non si tratta di una filosofia idealistica ma di una filosofia che può dare una chiarificazione logica e concettuale alla pedagogia; una  filosofia analitica.
Attraverso la filosofia analitica, quindi, la pedagogia traduce la propria intenzionalità valoriale in progettualità operativa, regolata e regolabile scientificamente da un uso attento e significativo del linguaggio.
Si tratta ora di definire in che cosa possa consistere la possibile scientificità della pedagogia – da individuare attraverso una pedagogia critica con uno statuto epistemologico “debole”, implementata da filosofia critica, di taglio ermeneutico e di livello metateorico, che non cerca astratte categorie di studio ma, piuttosto, mira al recupero di una più profonda unità di senso.
Il passaggio dalla pedagogia come filosofia, la scienza filosofica di stampo gentiliano, al ruolo mediativo della pedagogia nelle scienze dell’educazione, “dentro” e “fuori” di esse, trasforma gradualmente la relazione identitaria pedagogia = filosofia a teoria pedagogica, metateoria critica e filosofia dell’educazione. Con uno statuto epistemologico apparentemente “debole”, eppure espressivo di una riflessività di metalivello regolativa dei rapporti con gli altri saperi e all’interno dello stesso sapere pedagogico.